La struttura del circuito murario del castello
La Cinta Muraria
Home » I luoghi di interesse » 14 La cinta muraria
🎧 Ascolta la guida (Italiano)
🎧 Listen to the guide (English)
🎧 Écoutez la guide (Français)
🎧 Escucha la guía (Español)
🎧 Hör dir die Führung an (Deutsch)
Qualunque fosse la struttura del circuito murario del castello nella fase tardo medievale, frutto di almeno due grandi fasi costruttive al momento non ben documentate, durante la prima età moderna devono essere stati fatti lavori significativi perché furono restaurate o ricostruite a partire dal 1595. Tuttavia non sembra che la riccostruzione abbia modificato la forma precedente. Sembra piuttosto un adattamento alle nuove esigenze dell’uso dei cannoni che in buona parte riprende materiale delle mura più antiche.
Difficilmente quindi potremmo ipotizzare un intervento molto radicale come per Grosseto, dove le mura medievali furono pressoché integralmente demolite e ricostruite in forme nuove.
Poiché la parte più ricostruita nell’intervento mediceo corrisponde alla porzione meridionale, non è al momento possibile sapere se si tratti solo del risultato degli eventi bellici della metà del XVI secolo o se in parte sia anche naturale degrado dovuto a mancata manutenzione.
Le mura di cinta e le torri attualmente visibili, con le eccezioni che abbiamo segnalato, sembrano tutte riconducibili ad un unico intervento anche se inglobano strutture e riusano materiali da edifici precedenti.
Le torri circolari non erano ignote in ambito italiano, soprattutto nelle regioni meridionali.
Qui si trovano a partire dal pieno XIII secolo in moltissimi castelli, ma il loro sviluppo nelle regioni centrali e settentrionali avviene con la sistematica introduzione delle nuove tecniche di assedio e dell’uso della polvere da sparo. La preoccupazione che con un moschetto si possa sparare dal colle sovrastante il castello dentro la rocca era una novità che non si era presentata nel pieno medioevo.
Le mura vengono citate in più punti negli statuti del 1558, ma sempre come spazio giuridico per gli obblighi di guardia o altre funzioni.
Non abbiamo descrizioni del loro stato di conservazione, che però si ricava da altre fonti come per esempio la relazione Magi del 1671 (Roani Villani 1993, pp. 101-107) o la relazione Warren del 1749 (ibidem, pp. 112-114).
Quest’ultima in particolare ci fornisce alcuni spunti interessanti.
Il castello è cinto da mura con torri circolari e strette feritoie e la rocca è ulteriormente fortificata ed è la sede dell’amministrazione e dei pochi soldati di stanza nell’isola.
Ricordiamo fra le altre cose la preoccupazione di Cosimo I dei Medici sulla necessità di una fortificazione sull’isola che fosse funzionale alle reali necessità di difesa.
In questo quadro potremmo cogliere una strategia che insieme a Grosseto mirava al rafforzamento della frontiera meridionale nei confronti della Spagna e del Papa.
Le citate relazioni Magi e Warren non sembrano riferirsi ad un sistema in rovina, pur se chiaramente bisognoso di continui restauri. Una prima analisi sommaria dei paramenti murari mostra che il circuito esterno potrebbe essere già frutto di un’operazione di ricostruzione o ampliamento tardomedievale su cui però possiamo registrare numerosi interventi.
Qualche torre circolare mostra in modo evidente di essere stata aggiunta su un paramento franato o distrutto, mentre nella parte alta delle murature di parte del circuito sia della rocca che delle mura esterne con pietre di dimensioni più piccole disposte in modo caotico.
In ultimo segnaliamo una pianta conservata all'Archivio di Stato di Firenze della seconda metà del XVI secolo che mostra sia l'area della rocca che la cinta muraria a seguito delle ristrutturazioni.